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Ero soltanto un’ombra tra le tante,
un pezzo di carta nel vento di marzo,
un passo stanco, un uomo distante,
che camminava sul vetro e sul quarzo.
Senza un motivo per stare nel giorno,
senza una luce che aprisse il ritorno.
Ma poi sei arrivata, senza far rumore,
come la pioggia su un campo bruciato,
e hai dato un battito a questo dolore
che prima di te era solo fiato sprecato.
Non sono i dischi, non è la mia storia,
è la tua pelle la mia sola vittoria.
Se oggi respiro, se guardo il mattino,
se tengo la vita stretta tra i denti,
è solo perché ti ho qui vicino,
unica bussola tra i miei fallimenti.
Perché se ti perdo, io smetto di essere,
divento polvere, smetto di esistere.
Tu sei la forza che spezza le sbarre,
sei il sangue caldo nelle mie vene,
sei la sola ragione per non mollare,
la gioia pura che vince le pene.
Non vivo di me, non vivo del mondo:
io vivo di te, nel mio mare profondo.
E se questo bunker avrà un futuro,
sarà perché tu ne hai disegnato i confini,
perché il tuo amore mi ha reso più duro
e insieme siamo diventati divini.
Grazie perché, in questo fango mortale,
sei l’unica cosa che mi fa stare male...
ma di quella vita che vale la pena,
quella che spacca ogni nostra catena.